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Come aiutare un gatto a ritrovare la strada di casa

I gatti sono animali sedentari, abili nel loro territorio e talvolta anche in aree sconosciute. Ma come fanno?

Negli anni ’40, lo psicologo americano Edward Tolman condusse un esperimento che rivoluzionò l’idea dell’apprendimento animale. Fino a questo punto si credeva che gli animali imparassero essenzialmente per tentativi ed errori: provavano qualcosa di casuale e se avevano un vantaggio ripetevano il comportamento, altrimenti provavano di nuovo e anche casuale. Se gli animali hanno imparato qualcosa è perché l’ambiente ha dato loro uno stimolo.

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Ma Tolman ha mostrato che i topi posti in un labirinto potrebbero imparare ad orientarsi in pochi giorni, anche senza alcuna forma di incentivo a orientarsi lungo il labirinto. Com’è stato possibile? Sembrava che stessero imparando a orientarsi in forma latente. Tolman formulò per primo l’idea della mappa cognitiva, ovvero la capacità di costruire un’immagine mentale dello spazio e le connessioni tra gli stimoli ambientali, che gli animali potrebbero poi utilizzare per l’orientamento. Il motore di questa costruzione mentale, che permetteva ai topi di muoversi nello spazio con crescente competenza, era la possibilità di esplorarlo.

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Così come fanno i gatti. trovare la strada di casa? Proprio come i topi di Tolman, grazie alle loro mappe cognitive.

Un comportamento innato

Va sottolineato, però, che nel gatto, tornando “a casa” (o comunque in un luogo chiama “caverna”, quando scelto accomodamento di riferimento) è comportamento assolutamente innato. Può essere visto nei gattini di 3-4 settimane di età quando iniziano a giocare nel nido della madre. I gatti hanno un cervello “cablato” per fare proprio questo: esplorare, allontanarsi quanto basta dalla tana per cacciare o gestire il territorio, e poi tornare sistematicamente, e lo fanno entro 3 settimane e 12 anni.

Consapevolezza spaziale

Le abilità di orientamento derivano dalla capacità del gatto di organizzare le informazioni spaziali raccolte durante l’esplorazione attiva (cioè, cosa fa nella prospettiva in prima persona le sue quattro gambe). Reti di relazioni, informazioni sensoriali e punti di riferimento visuo-spaziali. Il gatto conosce il suo territorio e i percorsi che lo caratterizzano, perché ha memorizzato le caratteristiche fisiche di alcuni punti salienti e il rapporto tra i vari elementi che compongono lo scenario.

Creature sedentarie

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Inoltre, i gatti sono animali sedentari e si muovono solo entro i confini di un territorio per loro noto e rilevante. Questo aiuta ad accrescere nel tempo la consapevolezza e la competenza con cui si muovono centimetro dopo centimetro, abitante per abitante, in un’area che hanno memorizzato, registrando, annotando, e decidendo eventuali modifiche, agendo di conseguenza, magari cercando percorsi alternativi.

I grandi viaggiatori

Sorge subito la domanda: come fanno certi gatti a tornare a casa dopo centinaia, a volte migliaia di chilometri? In questi casi non è certo possibile invocare una previa conoscenza del territorio. Come si spiega?

La scienza non è ancora stata in grado di rispondere esaurientemente a questa domanda: un noto neuroscienziato italiano ha spiegato in un’intervista che gli animali prima migrano finché, fortunatamente, si imbattono in un spunto ambientale, che può guidarti sulla retta via . Tuttavia è possibile che alcuni animali, compresi i gatti, siano in grado di utilizzare spunti molto più sofisticati di quelli forniti semplicemente per caso, come ci insegnano molte specie migratorie: la posizione e l’inclinazione del sole, la temperatura, l’umidità, l’assetto terrestre elettromagnetismo. Non abbiamo ancora risposte definitive, ma quando arriveranno i gatti ci sorprenderanno ancora.

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